Tutto nelle mani di un uomo

Oggi sono 900 milioni, ma prestissimo saranno 1 miliardo i profili presenti su Facebook, il social network più famoso del mondo, che al Nasdaq ha esordito alla grande se pensiamo al valore di oltre 100 miliardi di dollari con cui è stato presentato nel suo primo giorno di contrattazioni, con un prezzo per azione di 38 dollari. Prima di suonare la campana d’inizio delle compravendite azionarie, il fondatore Mark Zuckerberg (e tuttora detentore della maggioranza assoluta delle azioni di Facebook) aveva registrato un’intervista televisiva dichiarando: “So che questo può sembrare un grande affare. Ma la nostra missione non è quella di essere una società pubblica. La nostra missione è rendere il mondo più aperto e interconnesso. Tutti voi là fuori avete costruito la più grande comunità nella storia del mondo. Avete fatto cose incredibili che non avremmo mai immaginato e non vedo l’ora di vedere cosa avete intenzione di fare, d’ora in avanti. Quindi, in questo giorno speciale, a nome di tutta Facebook, voglio solo dire a tutte le persone che utilizzano il nostro prodotto: grazie.” Una dichiarazione importante, in linea con quella riportata sul documento per gli investitori, alla pagina 67. Dopo esser scese del 40% circa, le azioni oggi stanno vivendo un periodo interlocutorio: riuscirà Facebook a incrementare gli introiti pubblicitari attraverso Exchange o le Sponsored Stories, oppure dovrà inventarsi altro?

La visione di Zuckerberg è che Facebook aspira a costruire i servizi che danno alla gente il potere di condividere e anche quello di trasformare le istituzioni e le imprese grazie a 5 principi fondamentali: Focus on Impact, Move Fast, Be Bold, Be Open, Build Social Value. Quindi, se l’obiettivo principale di Facebook è quello di portare le persone più vicine le une alle altre, gli analisti finanziari hanno una visione controversa della riuscita di questa missione. Dato che il modello di business è la pubblicità, fermo restando che FB (il ticker del titolo al Nasdaq) è e sarà un servizio gratuito – come è dichiarato sulla sua pagina di iscrizione – va considerato che i costi operativi aumenteranno per inseguire le esigenze dei grandi inserzionisti, i brand globali che oltre a essere prestigiosi sono quelli in grado di investire budget significativi. L’evoluzione dei formati e dei prodotti pubblicitari che Facebook deve mettere in campo per loro influirà a breve termine sulla volatilità dei risultati operativi.

Oggi il fatturato di Facebook è ancora basso, ma l’enorme iniezione di capitali dal mercato permetterà a FB di effettuare acquisizioni importanti, lottando contro Google e altri una partita difficile ma essenziale per una crescita del giro d’affari digitale, concentrato per la maggior parte sugli introiti da advertising. Certo, le prime mosse pre-IPO che hanno visto l’acquisto di Instagram e di Splunk sono stati colpi a effetto, ma senza fatturato indotto. Ci troviamo di fronte a una nuova bolla dove l’isteria per qualsiasi social network ricalca quella new economy della fine del secolo scorso, oramai ridotta a un ricordo sbiadito? Sarà, ma quella di oggi, la “2.0 economy”, è fatta di aziende solide che sono cresciute nel tempo (come Ibm o Microsoft o Apple) e di realtà di qualche anno fa, come Google o LinkedIn. Tutto è software, hardware e interazione tra persone, finora, anche se oramai il tempo di una Internet fatta di contenuti è alle porte, guardando alcune recenti ricerche che evidenziano quanto il tempo dedicato ai media tradizionali si stia assottigliando a favore proprio dei new media. I formati pubblicitari emergenti sono proprio il branded content e i viral video. La tendenza è chiara e Facebook dovrà trovare una soluzione adatta. Ma non c’è da stupirsi se FB avrà successo o meno, semmai a preoccuparci è il fatto che quest’azienda continuerà a essere saldamente nelle mani di un ventottenne, seppur geniale e intraprendente.

Fabio Fabbi

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