Il Web che legge la mente

Una caratteristica sorprendente dei social network è la personalizzazione della pagina individuale, dove troviamo non solo i nostri amici e i commenti che abbiamo scritto nel tempo, ma soprattutto una serie di elementi collaterali che corrispondono molto spesso ai nostri gusti. Non è un segreto, per i più attenti, che tutto ciò che su questi siti dichiariamo di noi stessi e addirittura gli argomenti di cui scriviamo vengono analizzati da sistemi molto evoluti al fine di “capire” ciò che ci piace, così da proporci servizi e annunci pubblicitari coerenti con le nostre aspettative. La pubblicità contestuale è un punto di forza del Web da almeno un decennio, ma se dapprima era pianificata in base al contenuto ospite, ora la sofisticazione è data dal fatto d’essere gestita sulla base di chi siamo, in modo decisamente puntuale.

Ebbene sì, questi sistemi sanno con buona approssimazione cosa pensiamo e chi siamo esattamente. Oggi il vero valore dell’economia di Internet sta proprio in questo: nel custodire una mole di dati fatta non solo di nomi e indirizzi e-mail, ma soprattutto dei nostri spostamenti fisici, preferenze musicali, letterarie, artistiche, professionali, arrivando addirittura a quelle politiche e sessuali. Anche se non abbiamo apertamente dichiarato nel profilo la nostra inclinazione sessuale o politica, il sistema potrà scoprirla per mezzo degli amici online che “frequentiamo” e di ciò che scriviamo, molte volte senza pensarci troppo. Facebook è il re di questo database di informazioni individuali, uno specchio digitale che riflette a volte più di quello che vorremmo, arrivando addirittura a conoscere più di ciò che pensiamo di rappresentare di noi stessi. Google è capace di trovare ogni cosa ci riguardi, comprese fotografie e video, tracciando e registrando ogni nostro movimento online, specie se usiamo il suo browser Chrome.

Avete presente le “App”, quei piccoli e divertenti o utili software che possiamo aggiungere al nostro profilo Facebook o allo smartphone? Basta un click e si apre un piccolo mondo fatto di dati personali che confluiscono nei server dei loro sviluppatori. Tutti dichiarano di gestire le nostre informazioni per personalizzarci i servizi, impegnandosi a rispettare la privacy. Dal punto di vista legale siamo in balìa di leggi statunitensi o caraibiche, mentre da quello tecnologico è affascinante pensare che un giornale possa esser letto online in funzione delle passioni individuali, come teorizzato molti anni fa dall’MIT di Boston. E’ una caratteristica unica nello scenario dei media, un’opportunità che muove una nuova economia attirando inserzionisti, imprenditori, investitori, inventori. Il dibattito sulla definizione di privacy online in un’epoca in cui il beneficio di un servizio migliore supera per molti la consapevolezza del rischio corso è aperto, specie se consideriamo che oggi ognuno di noi porta sempre con sé dispositivi utilizzati per ottenere e creare informazioni, più che per telefonare.

Fabio Fabbi

Articolo pubblicato sul quotidiano “ilVostro” il 14/5/2012

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