CambiaMenti: la formazione sugli strumenti 2.0 è un investimento utile e produttivo.

La situazione generale attuale ci pone di fronte alla necessità di cambiamenti generalizzati nei processi legati al lavoro, per reagire e adattarci a un mercato dal contesto fortemente dinamico e competitivo. Il processo di cambiamento deve poter gestire le resistenze che fisiologicamente si generano quando nuovi strumenti e nuove procedure ci chiedono un’evoluzione professionale e personale, specie nelle modalità di comunicazione, offrendo spunti e conoscenze adeguate ai tempi. Tra gli argomenti più “caldi”, l’uso corretto dei social network e, più in generale, degli strumenti “2.0”.

Ciò che sta trasformando il Web in un fondamentale strumento di conversazione è in realtà anche un modo per coltivare e sviluppare business. Le conoscenze e le amicizie possono ampliarsi semplicemente attraverso dei click che trasformano incontri casuali in relazioni che possono divenire vere opportunità. L’aggregazione e la partecipazione che i professionisti e i manager attivano attraverso LinkedIn o Facebook serve a riallacciare vecchi contatti e a coltivarne dei nuovi in funzione di opportunità di lavoro, ma è anche una fucina di idee e di occasioni sotto forma di approccio al dialogo che va dal tipicamente professionale al puramente amichevole.

I social network sono strumenti potentissimi, capaci anche di attirare migliaia di appassionati dello stesso brand o di un comune passatempo, che diventano così forti da influenzare lo sviluppo di prodotti o da deciderne le sorti. La diffusione delle informazioni, siano esse positive o negative, è rapidissima e le conversazioni, seppur brevi, possono descrivere situazioni complesse. Una volta, gli internauti più evoluti avevano il proprio sito personale; ora occorre essere dentro ai social network più importanti: Facebook, SlideShare, LinkedIn, Twitter, eccetera. Ogni strumento, con le proprie particolarità, ci lascia esprimere in un modo diverso nei confronti delle persone, offrendoci l’opportunità di allacciare rapporti e conversazioni con amici di amici che diventano in breve tempo contatti diretti. La quantità e la qualità dei contatti decreta l’autorevolezza della persona. Lasciate al passato il pregiudizio (o il fatto) che fossero inizialmente strumenti frequentati dai teenager per agevolare relazioni sentimentali: oggi sono in larghissima parte presidiati da adulti che li usano per motivi di lavoro.

Le aziende più avanzate hanno già capito che una corretta presenza nei social network è fondamentale per la percezione che il mercato ha di loro, mentre si chiedono come poterli usare a proprio vantaggio. Qualche brand ha aperto un profilo, qualcun altro ci ha costruito un dialogo, mentre c’è chi lo utilizza come strumento di marketing non convenzionale. Tutti i manager vedono il declino dei media tradizionali e reagiscono con strategie digitali. Molti dirigenti e funzionari vi trovano lavoro; tanti professionisti costruiscono e coltivano contatti per nuove consulenze. Ma la consapevolezza di un aggiornamento all’uso di questi strumenti da parte di tutto il personale d’azienda è in molti casi ancora lasciato alla buona volontà individuale, con ampie dosi di autoapprendimento empirico. Questo non è produttivo e aumenta un divario intra-aziendale che rischia di “azzoppare” la struttura intera.

Il Web 2.0, quello partecipativo per intenderci, costruisce scenari che semplificano la gestione delle relazioni solo a chi sa usarli correttamente, secondo una strategia precisa. Gli elementi di base, anche quelli più avanzati, debbono essere associati a un’esperienza di utilizzo sul campo, perché tempi, linguaggi e modalità vanno articolati in modo adattivo ed evolutivo. Capita spesso di apprendere cose che non erano note su aziende o su persone amiche, proprio grazie a LinkedIn o Facebook, permettendoci di aumentare la qualità dell’informazione e la sua rilevanza. Professionalmente, i social network sono strumenti potentissimi, capaci di aprirci la via verso nuove conoscenze utili e verso nuovi mercati potenziali. Per molti, il loro corretto utilizzo ha significato in questo momento di crisi generale un modo per moltiplicare i contatti utili, per gestire la propria comunicazione, per aumentare le opportunità in modo colloquiale e rapido con costi contenutissimi. La capacità di costruire un dialogo one-to-one e one-to-network fa sì che quel senso dell’amicizia che lega chi è nel proprio network sociale riesca a cementare virtualmente persone che altrimenti non sarebbero in grado di gestire un numero così elevato di contatti. Il telefono e l’email non sono così potenti e rapidi nel raggiungere una massa di persone in poco tempo: i social network diventano così uno strumento di conversazione informale massivo, mentre email e telefono restano media di “rifinitura”, di dialogo più stretto e puntuale.

Insomma, il tempo e l’impegno dedicati all’aggiornamento delle risorse aziendali sugli strumenti 2.0 sono oggi più che mai un investimento utile e produttivo. Ecco perché Movantia, con la sua unità formativa, sta generando risultati nelle aziende in cui è intervenuta.

Fabio Fabbi

Nota: queste righe sono un aggiornamento dell’articolo apparso su Media Duemila il 3 novembre 2009. Dopo oltre due anni, lo scenario viene qui ribadito e ampliato.

Commenta

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...